RICOS POBRES…POBRES RICOS

“Papá, hemos vivido desde siempre en la riqueza verdad?...Ahora quiero conocer la pobreza.”. De acuerdo hijo. Alístate: mañana te llevaré a conocer la pobreza.”

El día siguiente padre y hijo montaron en el carro, salieron de la ciudad, pasaron la periferia, pueblos, chacras, tierras desoladas, hasta que llegaron  a una pequeña cabaña en la selva más perdida donde vivía una humilde familia indígena. El hijo bajó del carro y se despedí del padre. Se hubieran vuelto a ver en tres días. Cuando el padre pasó a recogerlo, se encontraron otra vez solos en el carro  frente los colores de la puesta del sol: “Entonces hijo, has entendido que es la pobreza?” .

“Padre, nosotros tenemos una piscina que llega hasta allá al final. Ellos se bañan  en las aguas de  un rio que llega hasta la otra costa. Nosotros tenemos una preciosa lámpara de oro, que ilumina todo el salón. Ellos tienen millones de lámparas emprendidas todas las noches, sobre el valle. Nuestra propiedad llega hasta la esquina, sus tierras se pierden hasta donde el ojo no llega. Las miran cada noche, todos juntos frentes de un plato de sopa caliente.

Padre, dime, de que pobreza hablas?

Gracias, por enseñarme la verdadera riqueza…”.

Satipo, marzo 2010

 

 

 

LA BALLENA Y LOS CABALLEROS

Erase una vez una ballena que vivía en un lindo sitio, en las aguas del mar  Zonas . En el medio de ese mar pasaba un caminito. Un día , entre olas altas y agitadas, dos caballeros provenientes de Italia con su manso llama , se venían contentos por aquel camino, cuando de repente una fuerza extraña, los llevo’. Pasaba en ese momento la ballena con su enorme boca abierta del hambre que tenia, y se los tragó.

Ellos se encontraron dentro de su barriga, que tenía un olor muy rico, y por eso querían quedarse a vivir en aquel lugar.  Ella estaba ilusionada de hacer de casa a estos ilustres caballeros, pero cuando ellos se dieron cuenta de estar viviendo en una barriga quisieron irse. Por allí pasó un pez con dientes bien bien filuditos, se puso dentro de su boca y  le mascó un pedazo de su lengua. Ella sintió un dolor inmenso empezó’ llorar y abrió su boca , así que los caballeros, él llama y el pez se pudieron escapar. Ella los miró …y sonrió: por esto me dolía la barriga!!! Me tome mi remedio natural y ya que estáis a fuera la verdad es que estoy mejor. … Y jamás me comeré a nadie, para que sean mis amigos fuertes, y que jueguen con migo.  Y también les pediré que me traigan comida de Perú’. Los caballeros llegaron a su casa, vieron a su gallo y su león y jugaron juntos viviendo feliz y punto.

 

Arbinpaucarherrera.

Satipo, 2010

NECESITA AYUDA­…?

 

Se acabó otro día…

Todos los chicos comieron, la siembra siegue bien, la nueva cocinera ha sido un buen negocio…y yo estoy todavía a tiempo de ir a la cita con el grande jefe de la comunidad”.

Don Sergio todo animado, como quien está haciendo bien las cosas, por el bien de su familia, de sus peones, de su tierra,llega a la cabaña comunitaria donde lo espera la sonrisa serena y abierta, del Grande Jefe de la tribu de los Ashaninka: “Que tal te van las cosas Don Sergio?” “Bien. Mis chicos comieron, la siembra siegue bien y la nueva cocinera es genial…dime tu , que podemos hacer por ayudar la comunidad?”

“De que me hablas?” pregunta el Jefe sin quitar su brillante sonrisa “cuantas horas por  día estas con tu familia?” Don Sergio, sorprendido: “ Quieres decir por mes …son 24 horas”

“Veinticuatros son las horas que yo me alejo de mi familia en un mes. Se me permites otra pregunta…cuando ha sido la ultima puesta del sol que has mirado con tu hija, la ultima madrugada abrazado a tu mujer, la ultima vuelta al rio a pescar, mirando a la mejor, contra de luz, los perfiles de una mujer lavando ropa y cantándole a su niña?...

Don Sergio, necesitas ayuda?”.

 

Satipo , marzo 2010

 

Ricchi e poveri...poveri ricchi 

 

 

 

“Papà, abbiamo sempre vissuto nella ricchezza non è vero?...Ora voglio conoscere la povertà.”

“D’accordo figliolo. Preparati: ti porterò a conoscere la povertà.”.

L’indomani padre e figlio si infilarono in auto, uscirono dalla città, passarono la periferia, paesi, campi e terre desolate, finchè giunsero ad una piccola capanna nella selva più sperduta, dove viveva una umile famiglia indigena. Il figlio scese e si congedò dal padre. Si sarebbero rivisti passati tre giorni.

Quando il padre passò a prenderlo, si trovarono nuovamente soli nell’auto, di fronte ai colori di un tramonto:”Allora figlio mio, hai capito cosa sia la povertà?”.

“Vedi Papà,noi abbiamo una piscina che arriva fino là in fondo.Loro si bagnano nelle acque di un fiume che arriva fino all’altra costa. Noi abbaimo una lampada dorata, che illumina l’intero salone. Loro hanno milioni di lampade accese ogni notte, sulla valle. La nostra proprietà arriva fino all’angolo, le loro terre si perdono all’orizzonte. Le contemplano ogni sera, tutti insieme davanti ad un buon piatto di zuppa calda.

Ora Padre,dimmi: qual è la povertà di cui parli?

Grazie, per avermi fatto conoscere la vera ricchezza…”

 

Satipo,marzo 2010

 

 

 

 

 

Serve aiuto?

“Anche oggi è terminata la giornata. Ce l’ho fatta a dar da mangiare a tutti i miei ragazzi, la semina procede alla grande, la nuova cuoca è stata un affare…e sono ancora in tempo per andare all’appuntamento con il grande capo della comunità”. Don Sergio pieno d’animo, con il carisma di chi si sta facendo in quattro per fare le cose per bene, per il bene della sua famiglia, dei suoi operai, della sua terra, …giunge alla capanna comunitaria, dove ad attenderlo sta il sorriso sereno e aperto del Grande Capo della tribù degli Ashaninka: “Come andiamo Don Sergio?” “Bene. Stanco ma soddisfatto. Anche oggi sono riuscito a dar da mangiare a tutti i miei ragazzi, la semina procede e la nuova cuoca è davvero in gamba…mi dica lei piuttosto, cosa possiamo fare per appoggiarvi, per aiutare la comunità?” “Di che aiuto mi parli?” chiede il Capo senza togliere il sorriso “ Quante ore al giorno stai con la tua famiglia?” Don Sergio sorpreso: “Vorrai dire al mese…Sono ventiquattro ore” . “Ventiquattro sono le ore in cui in un mese mi allontano dalla mia famiglia. Se mi permetti un’altra domanda… quando è stato l’ultimo tramonto che hai visto con tua figlia, l’ultima alba abbracciato alla tua compagna,l’ultima gita al fiume a pescare, magari ammirando in controluce i profili di una donna mentre lava i panni e canta alla sua bimba? Don Sergio…serve aiuto?”.

 

Satipo, Marzo 2010

 

 

LA FAVOLA DELLA CODINA DI NUVOLA

C'era una volta una nuvola molto piccolina e molto solitaria, che se ne stava sempre lontana dalle nuvole grandi. Era proprio piccolina, appena una codina di nuvola. E quando le grandi diventavano pioggia per dipingere di verde le montagne, la nuvoletta arrivava volando, per offrire i suoi servigi, ma veniva disprezzata perche' era troppo piccola.

¨Tu non servi a niente perche' sei troppo piccola!¨ le dicevano le nuvole grandi. E la prendevano cosi' tanto in giro che la nuvoletta se ne andava tutta triste a piovere da un'altra parte, ma dovunque arrivasse le grandi nubi la mettevano sempre da parte. E fu cosi' che la nuvoletta ando' molto lontano, finche' arrivo' in una zona molto secca, senza neanche un ramoscello, e la nuvoletta disse allora al suo specchio :(pare infatti che la nuvoletta portasse con se' uno specchio per chiaccherare quando rimaneva sola)¨Questo posto va bene per piovere perche' qui' di certo non viene nessuno.¨

E allora la nuvoletta comincio'  a sforzarsi di piovere e alla fine le usci' una gocciolina. Poi la nuvoletta si dissolse e divenne una gocciolina di pioggia. A poco a poco, la nuvoletta, che ormai era una gocciolina di pioggia, comincio' a cadere. Sola soletta se ne stava cadendo, e di sotto non c'era niente ad aspettarla. E sola soletta la gocciolina alla fine cadde. Siccome in quel deserto c'era molto silenzio, quando la gocciolina cadde su una pietra, fece molto rumore. Allora la terra si risveglio' e chiese: ¨Che cos'e' tutto questo rumore?¨

¨E'caduta una goccia di pioggia? allora sta per piovere? Presto! Preparatevi perche' sta per piovere!¨. Le piante si risvegliarono in tutta fretta e si affacciarono, e per un istante tutto quel deserto si coprì di verde. Le nuvole grandi da lontano videro cosi' tanto verde e dissero :¨Laggiu' c'e' tanto verde ...andiamo a piovere in quel posto che non sapevamo fosse verde!¨.

E andarono a piovere in quel posto che prima era un deseto, e piovve a lungo, le piante crebbero e tutto rimase verde per sempre. ¨Per fortuna ci siamo noi¨ dissero le nuvole grandi: ¨Perche' senza di noi non c'e' verde¨.

E nessuno si ricordo' in quel momento della codina di nuvola che era diventata goccia e che con il suo rumore aveva risvegliato chi stava dormendo.

Nessuno se ne ricordo' tranne la pietra, che conservo' il ricordo della gocciolina di pioggia. Passo' il tempo e le prime nuvole grandi si dissolsero e morirono le prime piante. E alle nuove piante che nacquero e alle nuvole che arrivarono, la pietra, che non muore, racconto' la storia della codina di nuvola che divenne gocciolina di pioggia.

tan tan 

perdonad la ribelión a las convenciones..y dejate llevar por el barco de las ilusiones...

 

perdona la ribellione alle convenzioni..e lasciati trasportare dalla barca delle illusioni...


rumboalaraiz@gmail.com